A Montebudello, frazione alta di Valsamoggia, l’aria cambia. Il respiro si fa più lento, la luce si apre sui colli e le vigne sembrano respirare con te. È qui che Otto Logiurato e la sua famiglia hanno deciso, nel 2010, di mettere radici e cominciare un’avventura agricola diversa: lavorare in biologico, vinificare in proprio e raccontare il vino con semplicità, senza fronzoli. Tutto parte da un’idea limpida: la terra non è un luogo da sfruttare, ma una voce da ascoltare.
La nostra terra è ricca di acqua, tanto che per secoli si sono avvicendate colture molto diverse, prima gli ulivi, poi dopo alcune microglaciazioni, le albicocche.
Infine la vite.
L’acqua di derivazione marittima è un elemento sempre presente, tanto da conferire un sentore salino ai nostri vini.
Nel corso del 2019 abbiamo subito alcuni smottamenti dovuti a fenomeni di maltempo molto intensi. In particolare una vera e propria frana che ha danneggiato una parte consistente del nostro vigneto.
Tutto è cominciato nel 2010, a ridosso di una delle tante ondate di crisi economica italiana e tanta voglia di uscire dagli ambienti urbanizzati.
Non sapevamo nulla di agricoltura nè di vino. Ma abbiamo cominciato includendo nel contratto di acquisto un anno di affiancamento da parte dei nostri vicini, agricoltori da più generazioni.
“Noi siamo un po’ misti”, come rispondo quando mi chiedono di dove siamo.
Mia moglie tedesca, i miei figli mezzosangue, io nato a Milano da genitori della Basilicata, i nostri vicini divisi equamente fra Modenesi e Bolognesi.
La terra è bellissima: chiunque si avvicini a queste colline non può non godere di panorami e profumi straordinari. Non accenno ai Continua


